Articolo per nuova finanza su parco

Il Parco della Magna Grecia lucana occasione di sviluppo per l’intero Mezzogiorno

Una proposta di Legge per istituirlo è stata presentata dall’on. Cosimo Latronico di Conservatori e Riformisti

di Damiano Laterza*

Il 15 ottobre scorso è stata presentata, alla Camera dei Deputati, la Proposta di Legge N.2991, per l’“Istituzione del Parco archeologico della Magna Grecia nell’area dell’arco ionico lucano”. Primo firmatario, il fittiano Cosimo Latronico, che abbiamo prontamente intervistato al riguardo.

 

Onorevole, come nasce il progetto e con quali ambizioni?

«L’idea del Parco germoglia sul territorio, insieme agli operatori economici e culturali dell’area ionica, ispirati per l’occasione dal professor Luigi Berlinguer, già ministro della Pubblica Istruzione e Presidente del Comitato per la Diffusione della Cultura Scientifica e Tecnologica del MIUR, che ha fornito lo spunto. La Magna Grecia e’ un incrocio tra cultura e natura di prima grandezza, un immenso museo a cielo aperto che racconta la storia millenaria della nostra terra. L’auspicio e’ che il parco diventi un asse del dossier di Matera2019, che il governo nazionale dovrebbe definire a breve».

 

Sarà l’ennesimo Parco, o qualcosa di più?

«Il Parco rientra nella categoria dei parchi territoriali, quelli previsti dalla Legge 394/91, che in questo caso si tenta però di superare. Si tratta di luoghi ove l’intreccio tra cultura e natura si presenta nelle forme più differenziate, in cui ora prevalgono gli aspetti naturalistici, ora quelli storici. Tali parchi, per la complessità della loro essenza, esigono speciali attenzioni: è infatti necessario che la gestione degli aspetti archeologici, ad esempio, si integri in maniera organica con le altre componenti. Strutture storiche, contesti naturalistico-ambientali e quant’altro, spesso di proprietà di enti locali o altri soggetti, i quali devono poter esercitare i propri diritti e le proprie competenze, ma in armonia con le esigenze primarie della tutela».

 

In che modo si “supera” la 394, la Legge quadro sui parchi?

«Beh, innanzitutto perché questo è un Parco a completa trazione archeologica, come non ce ne sono. Poi perché a partire dal passato sviluppa un discorso di gestione del bene culturale, orientato al futuro. Tra salvaguardia e rilancio, ne fa il motore propulsore per tutta l’economia e la vivibilità di un’area assetata di progresso socio economico e con le potenzialità per raggiungerlo. Ovvio che si parla sempre in un’ottica di rispetto delle vestigia passate e di assoluta sostenibilità ambientale. Questa proposta di legge che ho presentato mira alla tutela e alla conservazione dell’area della costa ionica lucana, finalizzandole allo sviluppo di una cultura nuova della fruibilità ambientale e turistica».

 

In quale area territoriale insisterebbe il Parco?

«L’istituzione del Parco, che comprende importanti aree quali il bosco di Policoro, la foce del Sinni, la foce del Basento, la foce del Bradano-lago Salinella, la foce dell’Agri, la foce del Cavone con il litorale sabbioso e la pineta, appare giustificata dalla straordinaria ricchezza naturalistica e storica dei luoghi, dalla necessità di una gestione autorevole e, non da ultimo, dalla sempre maggiore notorietà che la Lucania va acquisendo, nel mondo. Stiamo parlando del luogo ove fiorì la civiltà attuale: la Magna Grecia. Un mondo che produsse intensi sviluppi culturali, come la nascita di un pensiero laico grazie al sorgere proprio in quell’area della filosofia razionalista. Qui vissero altre figure leggendarie permeate di misticismo, scienziati capaci di invenzioni spettacolari e al contempo di riti e culti segreti legati alla religiosità orfica, autori che gettarono le basi dell’arte della retorica e poeti di mimi dissacranti».

 

Come funzionerà il Parco?

«Il Parco archeologico della Magna Grecia offrirà un modello di valorizzazione integrato, che pone il sito archeologico al centro di un sistema territoriale articolato e complesso, capace di esaltare i valori e le attrattive del territorio. Dai centri storici, ai musei, al paesaggio e alle tradizioni, si tratta di costruire un modello di gestione allargato e partecipato, aperto al contributo dei comuni, delle province, della regione e delle soprintendenze. Di idee in campo ce ne sono già molte. Si tratta solo di realizzarle. Si pensi a un’Università Internazionale di Matematica, un’Accademia mondiale di studiosi dei numeri, al tempo della civiltà dei numeri. Nel nome di Pitagora, una fabbrica di genialità al servizio non solo del sud, ma del Paese tutto. Solo per dirne una…».

 

E le coperture finanziarie per fare tutto questo, dove sono?

«Per il lancio del Parco verrebbe autorizzata la spesa di 500.000 euro per l’anno 2015. Per l’avvio delle attività istituzionali del Parco e per il suo funzionamento ordinario servono 750.000 euro per l’anno 2016. A tali oneri si potrebbe provvedere accedendo al programma “Fondi di riserva e speciali” della missione “Fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. Ma è solo per iniziare. Il Parco è studiato per essere una creatura che genera economia e si mantiene da sé. Per diventare un modello di sviluppo dell’intero Mezzogiorno».

 

*Giornalista, scrive di Economia della cultura per Il Sole 24ORE