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Lunedì 26 Luglio 2010 12:00

Siamo davanti ad una manovra che prova a mantenere gli impegni presi con l’Europa e a contrastare una crisi finanziaria che ha avuto manifestazioni clamorose in Paesi a noi vicini come la Grecia. Mettere in sicurezza i nostri conti pubblici, tenere a bada il nostro debito pubblico e la sua incidenza in termini di costo e ancor di piu` di rischio, rallentare un trend di crescita della spesa pubblica che in questo ultimo decennio e` cresciuta ad un ritmo del 4,5 per cento all’anno (piu` di quattro volte la crescita della ricchezza nazionale) mi sembra siano stati i fattori decisivi della scelta del Governo di intervenire con tempestivita` per correggere i conti ed allinearli agli impegni di stabilita` assunti in Europa. Si e` detto da piu` parti che questa manovra e` non solo necessaria, ma per tanti versi sostenibile rispetto alle scelte fatte in altri Paesi europei, e con caratteri di equita`. Del resto, basta guardare a quanto accaduto in Francia dove, per contenere un deficit dell’8,2 per cento e riportarlo al 3,2 per cento nel 2012, si e` varata una manovra di 100 miliardi di euro, di cui la meta` e` rappresentata da tagli di spesa pubblica. Per non dire della Germania della Merkel, con un manovra quadriennale di 80 miliardi di euro attraverso aumenti di imposte e tagli di spese.

Dal lato della spesa, in Germania, sono previsti tagli degli organici pubblici per circa 15.000 lavoratori, riduzioni degli stipendi per il 2,5 per cento e tagli nel settore del welfare e della difesa. L’Inghilterra di Cameron si accinge da gennaio ad aumentare l’IVA dal 17,5 al 20 per cento e ad incrementare la tassa sulle rendite finanziarie dal 18 al 28 per cento, con una manovra da 80 miliardi di euro che prevede il taglio di 400.000 posti pubblici ed il congelamento delle retribuzioni. Da ultimo, con una manovra di 65 miliardi la Spagna di Zapatero dispone la riduzione del 5 per cento degli stipendi dei dipendenti pubblici, il congelamento delle pensioni e la riduzione delle spesa sociale dell’1,5 per cento. Questo e` il contesto in cui si muove la manovra italiana, che prova a sollecitare un contenimento della spesa attraverso meccanismi che spingono alla sua razionalizzazione e qualificazione, lanciando una sfida che e` morale prima che politica a tutti i centri di spesa e a tutti gli attori che intervengono nella formazione della spesa pubblica. In particolare la manovra si compone per il 60 per cento di contenimento della spesa e per il 40 per cento di nuove entrate, attraverso una battaglia – anch’essa importante e dall’alto valore morale – che consiste nel rafforzamento delle azioni di contrasto al gravissimo ed ormai insopportabile, per l’intera comunita` nazionale, fenomeno dell’elusione e dell’evasione fiscale.

Credo che tutti dobbiamo apprezzare questa assunzione di coraggio da parte del Governo, che non rinuncia ad affrontare due questioni strutturali della politica del nostro Paese (e non da oggi), che sono appunto rappresentate dall’incontenibile partito della spesa, che ha portato la spesa pubblica a raddoppiarsi in un decennio da 450 miliardi di euro a piu` di 800 miliardi di euro, e dalla questione fiscale, che tiene insieme livelli di evasione stimati in oltre 100 miliardi annui di mancato gettito ed una pressione fiscale che si e` trasformata in oppressione, con livelli che superano il 42 per cento di tassazione sui redditi. Si tratta di una contraddizione che esige risposte chiare e segnali non ambigui, su cui il Governo si sta muovendo con una determinazione che va apprezzata nella lotta agli sprechi, nel dimagrimento degli enti e delle burocrazie centrali, regionali e locali: in una parola, nell’affievolimento del peso degli apparati e del loro costo. Contestualmente, cio` sta avvenendo nella semplificazione delle procedure per i cittadini e per le imprese, poggiando sulla responsabilizzazione degli stessi e sui controlli ex post. In questa direzione sono da salutare con fiducia sia l’idea delle zone a burocrazia zero nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno che le misure per introdurre elementi di fiscalita` di vantaggio da negoziare al piu` presto con l’Europa, volendo confermare che alle necessarie politiche di rigore si devono inevitabilmente accompagnare politiche di sviluppo azionando le leve della semplificazione e dei vantaggi fiscali per costruire fattori di attrazione proprio nelle aree a ritardo di sviluppo.

Si tratta, dunque, di una manovra rigorosa per lo sforzo di razionalizzazione della spesa pubblica ed equa per la lotta che si accinge a rilanciare al fenomeno dell’evasione fiscale. Una manovra che non rinuncia allo sviluppo, puntando sulla semplificazione, sullo snellimento della burocrazia e sulla leva fiscale per le aree deboli del Paese: tutti fattori la cui mancanza ha generato elementi distorsivi nelle dinamiche dello sviluppo e spesso l’inutile impiego di ingenti risorse pubbliche senza esiti per l’attecchimento di processi di accrescimento delle reti produttive e di evoluzione dei sistemi economici e sociali. Allo stesso modo, sono segnali qualificanti le misure tese a premiare il rientro dei ricercatori con incentivi fiscali per docenti e ricercatori che tornano in Italia e le misure che premiano la produttivita` nel settore privato con sgravi fiscali e contributivi per il 2011. Si e` molto discusso sul peso e sul contributo che le Regioni e gli enti locali sono chiamati ad offrire a questa manovra e ai suoi saldi, che mi sembra non siano discussi. Spero ed auspico che il livello di cooperazione e di dialogo si possa recuperare anche a valle di questa approvazione, tutti consapevoli che il Paese intero e` di fronte a sfide non piu` rinviabili che portano il nome di una verifica della qualita` della spesa pubblica a tutti i livelli. L’Italia ha il diritto di conoscere come i propri amministratori impiegano le risorse pubbliche e con quali ricadute per il bene comune.

E ` altresı` importante un processo di responsabilizzazione sul fronte delle entrate: e` stato giustamente osservato che non ci possono piu` essere centri di spesa totalmente deresponsabilizzati sul fronte delle entrate. Vanno poi affrontate seriamente le disuguaglianze territoriali in termini di sviluppo, di opportunita` e di servizi che ancora dividono il Nord e il Sud del Paese. Un Mezzogiorno che deve accettare la sfida della responsabilita`, della trasparenza, dell’autosviluppo, che intende scrollarsi di dosso sia la sindrome del risarcimento che quella del colonialismo, ma che si permette anche di ricordare al Paese che, se non recupera la sua unita` sostanziale, rischia di essere nel suo insieme declassato dal novero dei quattro grandi Paesi europei: un destino che nessuno di noi, del Nord o del Sud, si deve augurare. E ` in questa direzione che dobbiamo accompagnare e completare le riforme strutturali che l’attuale Governo ha avviato: dal mercato del lavoro al nuovo welfare delle opportunita`, dal federalismo fiscale ad un nuovo assetto della giustizia, dalla semplificazione degli apparati e dei procedimenti alla liberta` di impresa, dalla scuola alla ricerca e all’innovazione come presupposto per accrescere il peso dell’Italia nell’Europa e nel mondo. Dobbiamo tutti insieme essere consapevoli che l’Italia ce la puo` fare attingendo alle sue virtu` e alla sua genialita`. Noi siamo chiamati ad offrire un contributo per dare piu` forza alle risorse vitali del nostro Paese, liberandolo da sprechi, inefficienze ed ingiustizie che si risolvono in una terribile ipoteca sulla qualita` della vita odierna e sul futuro delle nuove generazioni. 

Cosimo Latronico

 

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